La Provincia di Salerno e la Nautica
Ho trovato nei miei archivi qualche articolo di più di 10 anni fa sulla nautica in provincia di Salerno e con nessuna sorpresa devo constatare che la situazione è rimasta sostanzialmente la stessa se si fa eccezione per la realizzazione del Marina d’Arechi, importante opera (privata) per la portualità turistica.
Esistono le competenze, esistono le aziende, esistono le potenzialità legate al territorio ed alla straordinaria collocazione baricentrica tra due tra le coste d’Italia più attrattive dal punto di vista turistico. Ma manca un disegno strategico prima di tutto nell’ambito degli stessi operatori della nautica nel suo complesso, e, poi, all’interno della filiera istituzionale. Insomma, la solita e cronica incapacità di mettere a sistema un aggregato imprenditoriale che certamente può produrre di più in termini di ricchezza per il territorio e di posti di lavoro.
Siamo ormai alla vigilia di una rivoluzione dell’assetto infrastrutturale salernitano in tema di portualità: il raddoppio del Masuccio Salernitano, il prolungamento del Molo Manfredi, la ridefinizione degli spazi di Santa Teresa, tutti interventi che il settore si sta limitando a subire.
Il motivo è essenzialmente da imputare ad una cronica incapacità di aggregazione, prevale la logica dell’orticello nella quale ognuno cerca individualmente di tutelare il proprio, legittimo, interesse.
Manca un approccio complessivo alle dinamiche economiche dei singoli territori. Si tende a ragionare per stereotipi. Il turismo, per esempio, resta un grande enigma: come si “efficienta” un settore così rilevante per le nostre regioni meridionali senza pensare anche all’apporto che può fornire il segmento della nautica? Le economie del mare sono realtà composite, il diporto è una filiera più estesa di quello che normalmente si pensa ed è molto articolata, ma finisce sempre in un ruolo residuale. Mentre, invece, è una grande risorsa per il nostro territorio. Penso ai servizi di qualità ed in particolare all’assistenza a terra ai diportisti, o alle opportunità offerte dal charter o a tante altre possibili integrazioni con il circuito dell’accoglienza alberghiera ed extra-alberghiera. Insomma, c’è tanto ancora da fare e gli stessi operatori del comparto non hanno trovato un punto di equilibrio tra di loro per fare sistema e crescere.
Prendiamo il Cilento, ad esempio. Tutti tentativi di mettere in rete i porti Cilentani con un’offerta organica e sinergica con le strutture alberghiere e di incoming sono miseramente falliti, sconfitti sempre dalla logica dell’orticello.
Eppure, immaginare e progettare il concetto di Cilento Marina Resort in una logica di rete che faccia massa critica e consenta di aumentare il potere “contrattuale” con le istituzioni per una pianificazione, anche infrastrutturale, di un’offerta integrata di qualità potrebbe rappresentare un’occasione di sviluppo, anche in considerazione dei promettenti sviluppi del traffico aereo dell’aeroporto di Salerno – Costa d’Amalfi (e perché non aggiungere “Cilento”?)
Esempio evidente della mancanza di strategie collettive è l’annosa questione delle Vie del Mare. Eppure quando sono state coinvolte direttamente le amministrazioni comunali dei singoli porti il servizio ha funzionato con numeri interessanti soprattutto per le compagnie di navigazione.
Su questi temi dibattito è all’ordine del giorno sui quotidiani, anche se, a riprova di quanto affermato in queste righe, vengono espresse ipotesi di lavoro spesso confliggenti tra loro o addirittura fantasiose.
Le soluzioni? In primo luogo, uscire dalla logica dell’attendismo passivo e cominciare a “contarsi”. Quante aziende esistono sul territorio? Che forza lavoro e che fatturato esprimono? Quali possono essere le sinergie realizzabili? Cominciare a rispondere a queste domande può essere l’inizio di un processo aggregativo in grado di dare un contributo significativo alle strategie di sviluppo e soprattutto ricominciare ad avere voce in capitolo nelle politiche territoriali evitando le frammentazioni campanilistiche.
L’impresa è ardua ma vale la pena di tentare, ed è questo l’obiettivo primario di Assomare Italia.
Davide Di Stefano
Presidente Assomare Italia










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