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Aeroporto Salerno Costa d’Amalfi: opportunità, ma non panacea, per un territorio che non è pronto.

Dall’annuncio della ormai prossima apertura dell’Aeroporto Salerno Costa d’Amalfi (io aggiungerei anche “Cilento”) è tutto un susseguirsi di dichiarazioni trionfalistiche, di tavole rotonde, di piani strategici, attribuzioni di paternità e chi più ne ha più ne metta.

Ma una infrastruttura fondamentale come l’Aeroporto ha bisogno di un territorio che sia in grado di gestirne i flussi a valle. A meno di due mesi dal fatidico 11 luglio 2024 siamo ancora in alto mare.

È pur vero che siamo ancora in fase di start-up e si andrà a regime nel 2026, ma nel frattempo è necessario coordinare pochi fondamentali interventi e non disperdersi in mille progettualità che difficilmente potranno trovare attuazione.

Viabilità, servizi di accoglienza e mobilità sono i veri punti nevralgici da affrontare per non iniziare con il piede sbagliato.

A proposito di mobilità a più riprese sulla stampa locale sentiamo parlare della possibilità di realizzare sulla litoranea di Pontecagnano un pontile per l’attracco degli aliscafi e dei traghetti al fine di servire lo scalo aeroportuale di Salerno Costa d’Amalfi.

Senza entrare nel merito della valenza turistica dell’operazione (sulla quale personalmente nutro seri dubbi) faccio alcune considerazioni:

  • L’intervento costerebbe all’incirca 25 milioni di euro (progettazione esecutiva similare del 2013) sempre che nel frattempo i fondali siano rimasti inalterati;
  • L’intervento avvicinerebbe il punto di imbarco di circa 14 km rispetto a Piazza della Concordia per chi proviene da Est (Aeroporto – Piazza delle Concordia 22 km, Aeroporto Litoranea 8 Km). Questo a condizione che la viabilità venga opportunamente adeguata e attivati i servizi di transfert verso l’imbarco.
  • Conseguentemente la percorrenza marittima verso la costiera Amalfitana (principale meta delle vie del mare) verrebbe incrementata di 7 miglia nautiche con aumento dei tempi di percorrenza e dei costi;
  • L’area del pontile andrebbe ad insistere in una zona ampiamente urbanizzata (stabilimenti balneari, Hotel, ristoranti ecc.)
  • Volendo esagerare avremmo una fruibilità del servizio al massimo di 5 mesi l’anno i cui flussi in termini di passeggeri sono attualmente indefiniti e certamente non riguarderebbero una percentuale superiore al 15-20% del totale dei transiti.
  • Il Masuccio Salernitano è principale Hub per gli imbarchi da Salerno grazie anche alla prospicienza con la stazione ferroviaria e dovrebbe necessariamente essere la prima fermata della tratta che partirebbe dalla litoranea con una percorrenza stimata tra imbarco e sbarco di non meno di 40 minuti a fronte dei circa 22 minuti via terra, grazie alla parziale infrastrutturazione viaria attuale.

Il rapporto costi benefici è quindi chiaramente insostenibile ammesso che si riescano a trovare le risorse.

Intanto mentre si chiacchiera si stanno consumando silenziosamente due vicende di non poco conto: l’assenza di una ipotesi progettuale concreta per le Vie del Mare verso il Cilento e l’imminente scomparsa di centinaia di posti barca per il diporto tra Santa Teresa e Molo Manfredi. Ma questo sarà oggetto di uno specifico nostro intervento.

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